L'Italia è un Paese per donne? Pare proprio di no. La conferma arriva oggi dopo un anno di richieste, reclami e proteste: uno dopo l'altro chiudono i battenti i Centri Antiviolenza sparsi su tutto il territorio nazionale, soffocati dai debiti per i tagli e per l'assenza di finanziamenti già stanziati, senza alcun intervento da parte delle istituzioni per salvare le strutture esistenti, che da anni sostengono donne e minori in difficoltà.
Le voci dal territorio. Soprattutto per quanto riguarda le risorse impegnate per l'assistenza sul territorio delle donne vittime di violenze. Che fine hanno fatto i milioni di euro previsti dalla precedente finanziaria e destinati al Piano Nazionale contro la violenza di genere? Risponde Alessandra Bagnara, presidente di D. i. Re, 1 Donne in rete contro la violenza Onlus, associazione che raccoglie in un unico progetto 58 associazione di donne che affrontano il tema della violenza maschile secondo l'ottica della differenza di genere. La presidente la domanda l'ha posta direttamente alla ministra Carfagna, con una lettera a lei indirizzata. "Il denaro - spiega - doveva essere redistribuito sul territorio nazionale e gestito dal ministero". Peccato che poi questi soldi si siano persi per strada.
Dove sono finiti quei soldi? Prova a rispondere Simona Lanzoni, Responsabile Progetti per la Fondazione Pangea Onlus 2, che conferma: "I soldi erano stati stanziati dal governo Prodi. Poi, la Carfagna, su suggerimento di Tremonti, li ha spostati. Dove non si sa. L'unica cosa certa è che tre di quei 18 milioni sono finiti sull'edilizia, a favore della ricostruzione de l'Aquila".
La replica del ministro Carfagna. Uno stato di cose che viene però smentito dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, la quale afferma: "Non soltanto il governo in generale e il ministero per le Pari Opportunità in particolare non sottovalutano il lavoro prezioso dei Centri Antiviolenza, ma lo ritengono così importante da avere redatto, per la prima volta, un Piano nazionale contro la violenza 3 di genere e lo stalking. Un documento che, concertato assieme agli operatori, nasce per finanziare e implementare i centri già attivi e realizzarne di nuovi per avere finalmente una copertura omogenea dei servizi sul territorio nazionale. Le risorse a disposizione per finanziare il Piano - si legge ancora nella nota del ministero - ammontano a 20 milioni di euro, hanno resistito a tutti i tentativi di taglio, dovuti al momento di crisi economica e non sono affatto sparite, ma disponibili e dedicate a questa specifica finalità presso la Presidenza del Consiglio. Saranno convogliate alle strutture, come è sempre accaduto, attraverso bandi specifici nel giro di poche settimane".
La replica della Fondazione Pangea. Simona Lanzoni, della Fondazione Pangea, 4 che fa parte della Piattaforma Trent'anni Cedaw Lavori in Corsa 5, risponde: "Siamo soddisfatte delle dichiarazioni di Mara Carfagna, tuttavia vorremmo sapere cosa intende il ministro quando parla di 'poche settimane', così come vorremmo conoscere quanto conterà l'esperienza trentennale maturata dai Centri Antiviolenza, che finora hanno funzionato. Soprattutto - ha aggiunto la portavoce delle organizzazioni - sarebbe utile conoscere quali saranno i criteri di scelta di chi dovrà gestire le strutture di accoglienza e assistenza delle donne. Infine, vorremmo anche sapere se il bando sarà nazionale o se sarà suddiviso regione per regione, perché in questo secondo caso s'intravede il rischio di una disomogeneità di scelte da parte delle singole amministrazioni regionali, che finirebbero per utilizzare le risorse, ognuna a modo suo". In ogni caso, Pangea e Cedaw Lavori in Corsa osserveranno gli sviluppi della situazione, alla luce delle dichiarazioni del ministro Carfagna".
Intanto lo scenario appare così. I centri antiviolenza sono al verde, costretti a ridurre o chiudere le proprie attività. Su 58 affiliati, la D. i. Re ne conta oltre 40 in difficoltà. Quelle più a rischio sono le case rifugio, dove si nascondono le donne in pericolo di vita. Il ministero ha fatto piazza pulita. "A Viterbo il centro Erinna si è visto revocare il suo mandato, rinnovato per tre anni nel 2009, un anno prima della sua conclusione, febbraio 2012, dal presidente della provincia Marcello Meroi, che - pur avendo verificato di persona le condizioni del centro - ha fatto sapere che sarà indetto un bando per permettere anche a altre organizzazioni di partecipare, senza però preoccuparsi né di far concludere il lavoro al servizio già presente sul territorio e senza preoccuparsi del buco che l'utenza avrà nel periodo di transizione, che vedrà spazzato via anni di lavoro e di esperienza sul campo".
Le città più colpite. "A Messina - spiega la Bagnara - le feste e le sottoscrizioni non bastano più a colmare un sistema in cui gli enti locali sono ormai bloccati e non finanziano più niente a nessuno, e dove le donne violentate e maltrattate vengono considerate secondarie rispetto a altri problemi presenti nel territorio". Poi c'è Belluno "dove non esiste una legge per i centri antiviolenza e dove anche la casa rifugio è stata chiusa e dove i progetti per i bambini vengono finanziati da privati". Catania, "dove ormai si vive alla giornata, in quanto gli enti locali fanno finta di non riconoscere il problema, e dove già nel 2007 è stata chiusa la casa rifugio". Roma, "dove il centro Lisa non ha più i soldi per pagare l'affitto ed è sotto sfratto perché l'Ater non riconosce lo scopo sociale della Onlus e quindi non dà la possibilità di riduzione del canone malgrado la tipologia di lavoro che viene svolto. Gorizia, "dove i finanziamenti sono stati drasticamente tagliati" e, infine, anche Cosenza, "dove l'anno scorso è già stata chiusa la casa rifugio e dove si attende l'esito del bando regionale che è stato presentato dopo un periodo di assenza totale di qualsiasi sostegno pubblico".
Tra moglie e marito non mettere il dito. Il nodo è nel familismo. "Il governo attuale ha inaugurato una politica volta alla mediazione all'interno della famiglia. Si spinge - spiega Lanzoni - affinché le donne vittime di violenza restino in casa, risolvano i problemi assieme all'uomo. Ma, a quanto pare, non leggono nemmeno le statistiche 6. Una politica così è fallimentare". Non solo. "Il governo non riconosce più la differenza tra la violenza sulle donne e quella sugli esseri umani in generale. La tendenza - continua la Lanzoni - è ad annullare l'approccio di genere. Vorrebbero parlare di diritti umani in generale, ma non capiscono che il problema femminile è specifico".
Il problema è politico dunque. Quei 18 milioni sarebbero dovuti servire per implementare gli sportelli già esistenti e costruirne di nuovi nelle Regioni dove ancora mancano strutture di accoglienza per le donne in difficoltà. In Molise, per esempio. Anche in questo caso, si era parlato di progetti, di aprire bandi e destinare parte delle somme a scopi specifici. E invece, "il Governo e gli enti locali italiani continuano a tagliare fondi su un problema che non è né individuale né di sicurezza ma collettivo e di informazione, e su cui lo stesso Parlamento Europeo ha dato chiare direttive sul sostegno degli Stati Membri alle Ong che gestiscono i centri antiviolenza attivi sul territorio".
Servono risorse. Sì, ma quante? "Dipende dalle dimensioni del Centro, ma per Latina, un piccolo centro rispetto ad altri, direi quasi 200mila euro l'anno". Il ragionamento però può essere ribaltato. Quanto costa allo Stato non intervenire? "Le donne che cercano assistenza - riprende la Lanzoni - sono spesso pagate in nero, non hanno reddito ma figli a carico. Insomma, sono persone legate all'assistenza a tutto tondo, ai servizi sociali, alle Asl. Il che pesa sul budget statale. Se invece dessero spazio ai centri e agli operatori, parte del lavoro potremmo accollarlo noi. Così anche le spese statali si ridurrebbero".
Manca il riconoscimento. Invece, oltre ai quattrini, manca il riconoscimento. "Non riconoscono il lavoro degli operatori dei centri anti-violenza. Il governo tende a spostare i compiti dai nostri centri agli istituti di suore. Niente di male, ma qui noi lavoriamo per una causa. Almeno, chiude la Lanzoni, ci facciano sapere se hanno un piano per il futuro".
credits: GIULIA CERINO
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28 maggio 2011
SE TUTTE LE DONNE....
Se tutte le donne andassero a scuola.
Se tutte le donne si laureassero.
Se tutte le donne smettessero di guardare i programmi televisivi dove le donne sono svilite.
Se tutte le donne non comprassero più i prodotti che fanno pubblicità usando il corpo delle donne.
Se tutte le donne imparassero a usare i contraccettivi.
Se tutte le donne denunciassero ogni violenza subita.
Se tutte le donne votassero solo le donne.
Se tutte le donne pretendessero dai mariti una divisione equa dei compiti familiari.
Se tutte le donne lavorassero.
Se tutte le donne che lavorano chiedessero di essere pagate di più.
Se tutte le donne imparassero una lingua straniera.
Se tutte le donne spiegassero alle figlie come funziona il loro corpo.
Se tutte le donne insegnassero ai figli come si stira una camicia.
Se tutte le donne imparassero a usare il computer.
Se tutte le donne aiutassero le altre donne.
Se tutte le donne si organizzassero.
Se tutte le donne facessero sentire la loro voce.
Se tutte le donne sapessero il potere che hanno...
Se tutte le donne si laureassero.
Se tutte le donne smettessero di guardare i programmi televisivi dove le donne sono svilite.
Se tutte le donne non comprassero più i prodotti che fanno pubblicità usando il corpo delle donne.
Se tutte le donne imparassero a usare i contraccettivi.
Se tutte le donne denunciassero ogni violenza subita.
Se tutte le donne votassero solo le donne.
Se tutte le donne pretendessero dai mariti una divisione equa dei compiti familiari.
Se tutte le donne lavorassero.
Se tutte le donne che lavorano chiedessero di essere pagate di più.
Se tutte le donne imparassero una lingua straniera.
Se tutte le donne spiegassero alle figlie come funziona il loro corpo.
Se tutte le donne insegnassero ai figli come si stira una camicia.
Se tutte le donne imparassero a usare il computer.
Se tutte le donne aiutassero le altre donne.
Se tutte le donne si organizzassero.
Se tutte le donne facessero sentire la loro voce.
Se tutte le donne sapessero il potere che hanno...
credits: Monica Capo
24 maggio 2011
Donne e lavoro, parità solo nel 2601.
È un calcolo statistico. Una proiezione. Sembra un paradosso. La neutralità dei numeri viene usata per capire quanto tempo le donne dovranno aspettare per raggiungere i vertici delle professioni. Il risultato? Sconfortante. Decine di anni, in alcuni ambiti secoli. "È il caso della magistratura, se le donne crescono a questo ritmo la parità si avrà nel 2601". Lo sostiene, grafici alla mano, la demografa Rossella Palomba, ricercatrice del Cnr, che ha provato a vedere quando le donne avranno i ruoli degli uomini. E il calcolo che ne viene fuori appare un miraggio.
"Ovviamente se le donne e gli uomini continuassero a crescere nei posti al vertice ai ritmi attuali la parità non verrebbe mai raggiunta poiché si manterrebbe sempre lo stesso divario", spiega Rossella Palomba che porterà queste ed altre cifre al festival di antropologia contemporanea "Dialoghi sull'uomo" che si terrà dal 27 al 29 maggio a Pistoia. "Quindi bisogna fare delle ipotesi. Nel mondo scientifico accademico, ipotizzando che vengano promosse solo le donne, si dovrebbero attendere 63 anni. Invece se diamo agli uomini la possibilità di accedere alle posizioni di vertice della scala gerarchica ma con l'inversione del tasso di crescita tra uomini e donne, data la disparità esistente, bisogna attendere l'anno 2183". Va peggio nella magistratura, "le donne sono entrate in magistratura solo nel 1963, in cinquant'anni solo poche
hanno raggiunto i vertici direttivi, se crescono a questo ritmo la parità si raggiungerà nel 2601". Per le altre carriere le scadenze non sono dietro l'angolo: i professori ordinari nel 2063, i primari medici nel 2095, gli ingegneri professori ordinari nel 2094.
Certo la demografa è consapevole di fare un esperimento "in vitro", un'ipotesi provocatoria, nella realtà le cose cambiano in continuazione ma i numeri estremizzano il divario, svelano l'inganno. "Dicono alle donne di aspettare, che è solo questione di tempo ma le proiezioni rivelano che non è così". E a volte le cifre sono più efficaci di tante analisi. "Anche il mondo obiettivo dei numeri presenta pregiudizi, le misure sono neutre e perciò inadeguate a rappresentare la realtà", spiega Rossella Palomba che al festival di Pistoia mostra le carriere nella Pubblica amministrazione, in magistratura, nella ricerca scientifica.
"La questione dell'uguaglianza implica molto fattori non solo oggettivi ma anche soggettivi. Però gli ostacoli esterni continuano a bloccare i percorsi delle donne. Basti pensare che il recente provvedimento voluto a livello europeo che prevede il 20% di donne nei Cda dal 2012 e 33% dal 2015 non è stato accolto con soddisfazione ma se ne sono messe subito in luce le difficoltà. Eppure è dimostrato che le società italiane quotate e non quotate, con almeno il 20% di donne nel top management hanno ottenuto nel triennio 2007-2009 una redditività superiore a quelle che hanno meno del 20% di presenza femminile". Quindi? "Le soluzioni sono politiche, non sono compito della statistica".
credits: Marina Cavalleri,
"Ovviamente se le donne e gli uomini continuassero a crescere nei posti al vertice ai ritmi attuali la parità non verrebbe mai raggiunta poiché si manterrebbe sempre lo stesso divario", spiega Rossella Palomba che porterà queste ed altre cifre al festival di antropologia contemporanea "Dialoghi sull'uomo" che si terrà dal 27 al 29 maggio a Pistoia. "Quindi bisogna fare delle ipotesi. Nel mondo scientifico accademico, ipotizzando che vengano promosse solo le donne, si dovrebbero attendere 63 anni. Invece se diamo agli uomini la possibilità di accedere alle posizioni di vertice della scala gerarchica ma con l'inversione del tasso di crescita tra uomini e donne, data la disparità esistente, bisogna attendere l'anno 2183". Va peggio nella magistratura, "le donne sono entrate in magistratura solo nel 1963, in cinquant'anni solo poche
hanno raggiunto i vertici direttivi, se crescono a questo ritmo la parità si raggiungerà nel 2601". Per le altre carriere le scadenze non sono dietro l'angolo: i professori ordinari nel 2063, i primari medici nel 2095, gli ingegneri professori ordinari nel 2094.
Certo la demografa è consapevole di fare un esperimento "in vitro", un'ipotesi provocatoria, nella realtà le cose cambiano in continuazione ma i numeri estremizzano il divario, svelano l'inganno. "Dicono alle donne di aspettare, che è solo questione di tempo ma le proiezioni rivelano che non è così". E a volte le cifre sono più efficaci di tante analisi. "Anche il mondo obiettivo dei numeri presenta pregiudizi, le misure sono neutre e perciò inadeguate a rappresentare la realtà", spiega Rossella Palomba che al festival di Pistoia mostra le carriere nella Pubblica amministrazione, in magistratura, nella ricerca scientifica.
"La questione dell'uguaglianza implica molto fattori non solo oggettivi ma anche soggettivi. Però gli ostacoli esterni continuano a bloccare i percorsi delle donne. Basti pensare che il recente provvedimento voluto a livello europeo che prevede il 20% di donne nei Cda dal 2012 e 33% dal 2015 non è stato accolto con soddisfazione ma se ne sono messe subito in luce le difficoltà. Eppure è dimostrato che le società italiane quotate e non quotate, con almeno il 20% di donne nel top management hanno ottenuto nel triennio 2007-2009 una redditività superiore a quelle che hanno meno del 20% di presenza femminile". Quindi? "Le soluzioni sono politiche, non sono compito della statistica".
credits: Marina Cavalleri,
8 maggio 2011
IL PALAZZO DELLE CULTURE APRE LE PORTE ALL’ARTE….
Nella serata del 15 c.m., pertanto, con il premio “FONTANA DELLE FOGLIE” si è voluto rendere omaggio ad uno degli esponenti più prestigiosi della cultura salernitana e non solo, un uomo vissuto nella Salerno-fucina di talenti degli anni’ 60-’70, il Maestro MARIO CAROTENUTO, a cui è andato un riconoscimento particolare per l’attività svolta e che svolge con dedizione e passione: gli applausi del pubblico presente in sala sono stati la tangibile testimonianza dell’ammirazione per il Maestro!
A seguire, si è svolta la cerimonia di premiazione del I CONCORSO DI POESIA “PER TE, DONNA” bandito e curato dalla Commissione per le Pari Opportunità del Comune di San Cipriano. Essa è presieduta dalla avv. Consuelo Ascolese e composta da 15 membri, tra i quali, Maria Rosaria Paraggio, vicepresidente, Anna Procida, Silvana Cappetti, Isabella Barbiero, Michele Melchiorre e Alfonso Vicinanza che hanno costituito anche la Giuria del Concorso. Presidente della Giuria la prof.ssa PINA BASILE ricercatrice presso il dipartimento di scienze umanistiche dell’Università di Salerno, nonché Presidente, per Salerno, della Società Dante Alighieri e cultrice di poesia oltre che autrice di opere sulla Divina Commedia ed antologie scolastiche in cui riserva un posto d’onore al poeta contemporaneo Sandro Penna. Nel suo intervento la prof.ssa Basile ha ribadito l’importanza della poesia ed il ruolo determinante che essa riveste nel panorama culturale di tutti i tempi ed ha accennato a cosa abbia significato “poesia” per Dante, Leopardi , Ungaretti e alcuni poeti contemporanei, accompagnando “per mano” il pubblico in un excursus chiaro ed accattivante. Vicepresidente della Giuria il Consigliere delegato alla cultura del Comune di San Cipriano, Maurizio Mele che ha organizzato e diretto l’evento.
Il Concorso di poesia, dedicato alla donna con i suoi punti di forza e le sue debolezze, con la sua caparbietà e la sua capacità di essere una e centomila, diviso in sez Senior e sez. Junior, ha visto la partecipazione di circa 200 concorrenti provenienti non solo da molte regioni italiane, ma anche d’oltreoceano, che hanno inviato lavori sia in lingua italiana, sia in vernacolo: a questi ultimi concorrenti è stata attribuita una menzione speciale per aver espresso, nel modo più immediato, il dolore o la felicità di una donna o di un momento particolare della vita di una donna. Il primo premio, invece è consistito in un vaucher omaggio per 2 persone per un soggiorno di 2 giorni presso il B&B ”Vigna Longa” di San Cipriano Picentino con itinerario storico-archeologico dai Piceni (San Cipriano) ai Normanni (Salerno). E' possibile consultare i risultati del concorso a questo link.
Al termine la serata è stata allietata dal ritmo ghospel del CORO DALTROCANTO, diretto dal Maestro Patrizia Bruno che ha coinvolto il pubblico in una performance molto apprezzata, con brani in lingua inglese in cui la musica nera, ricca di gioia e ispiratrice di sentimenti positivi, ha letteralmente affascinato il pubblico presente.
Dr.ssa Paraggio Maria Rosaria
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16 aprile 2011
Concorso di poesia "PER TE DONNA": i vincitori.
Vincitori sezione "SENIOR"
- "PER TE NON SCRIVERO'" di Stefano Peressini.
- "UNA DONNA" di Peluso Franca ex aequo con "GENESI" di Raffaello Corti.
- "A SANDRINA" di Mazzella Annalia.
Vincitori sezione "JUNIOR"
- "VIDI TE" di Paola Concilio.
- "DONNA" di Giulia Vannucchi.
- "FIOCCO DI NEVE" di Luce Santato.
Menzioni speciali per le poesie in vernacolo.
- "CORE CUNTENTE" di Maria Lourdes Cacciapuoti.
- "A FEMMENA" di Marina Fedele
- "E...DICO BASTA!!!" di Anna D'Annibale.
- "A FEMMINA" di Fortunato Pierina.
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18 febbraio 2011
CONCORSO DI POESIA “Per te, donna” I edizione
1. E’ indetto il Primo Concorso di Poesia “ Per te, donna” promosso dalla Commissione per le Pari Opportunità del Comune di San Cipriano Picentino. La partecipazione è aperta e gratuita a tutti gli autori. Le opere, dedicate alla donna, potranno essere edite o inedite, purché originali dell'autore e non premiate in altri concorsi.
Il concorso è diviso in due sezioni:
• Sezione Senior: la partecipazione è aperta agli autori di età superiore a 18 anni. Le opere devono essere in lingua italiana o in vernacolo napoletano.
• Sezione Junior: la partecipazione è aperta a tutti gli autori di età inferiore ai 18 anni. Le opere devono essere in lingua italiana o in vernacolo napoletano.
2. Gli elaborati devono essere redatti in tre copie dattiloscritte di cui una deve recare in calce le generalità, l’indirizzo dell’Autore, il numero telefonico, l’eventuale e-mail, e riportare la seguente autorizzazione firmata: “Autorizzo l'uso dei miei dati personali ai sensi della L. 675/96 e successive modifiche”. L’invio può avvenire anche via email. Le composizioni non verranno restituite.
Gli elaborati devono pervenire entro il 02 aprile 2011 via email (popportunita@virgilio.it) o al seguente indirizzo: Comune di San Cipriano Picentino – Dipartimento Cultura - Piazza Domenico Amato, 84099 San Cipriano Picentino (SA) indicando sulla busta “Concorso di poesia”.
3. Gli elaborati saranno sottoposti alla valutazione di una Giuria composta da persone qualificate e impegnate nel campo della letteratura e delle arti, i cui nomi saranno resi noti durante la premiazione. Il giudizio della Giuria è insindacabile.
4. Saranno premiati i primi 3 classificati per ciascuna sezione. Ogni partecipante riceverà un attestato di partecipazione.
La partecipazione al concorso comporta l’accettazione integrale del presente regolamento ed il consenso al trattamento dei dati personali ai sensi e nel rispetto della Legge 675/1996, ai soli fini della eventuale pubblicazione e/o divulgazione, anche con strumenti informatici, delle opere unitamente al nome e cognome dell’autore/autrice.
La cerimonia di premiazione avrà luogo il giorno 15 aprile 2011 presso il Palazzo delle Culture di San Cipriano Picentino, secondo il programma che verrà pubblicizzato sul sito del Comune di San Cipriano Picentino.
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3 febbraio 2011
IL PALAZZO DELLE CULTURE SI TINGE DI ROSA.
Il Sindaco Gennaro Aievoli, con gli assessori Sonia Alfano e Maurizio Mele, unitamente all’avv. Consuelo Ascolese Presidente della Commissione Pari Opportunità, ha scoperto la targa all’esterno del prestigioso edificio che segnala a tutti i cittadini la presenza di uno spazio “ rosa” sì, ma aperto a tutti: giovani ed anziani, donne, uomini,bambini, senza preclusioni di razza, religione e nazionalità.
Al taglio del nastro era presente un folto pubblico che ha ammirato e apprezzato, applaudendo calorosamente, lo spazio riservato alla Commissione Pari Opportunità: sobrio ed essenziale oltre che allegro negli arredi, ma soprattutto accogliente e predisposto per l’ascolto nel
rispetto della privacy individuale.
La musica del sassofono del Maestro Luigi Cioffi ha poi guidato il pubblico, sulle note del blues Summertime, ad accomodarsi per la prosecuzione della serata, con la lettura da parte dell’ass.re Mele di un racconto di Peppe Barra dal titolo ”Odore di colla e profumo di muschio: vi racconto il mio Presepe” che ci ha riportato alle atmosfere intime e familiari del Natale da poco trascorso.
La lettura del testo ha dato l’avvio agli interventi istituzionali.
Il Sindaco Gennaro Aievoli, dopo i ringraziamenti di rito ai convenuti, ha ricordato innanzitutto come la scelta dei componenti la Commissione Pari Opportunità sia caduta su alcune persone che rappresentano anche la continuità con la precedente amministrazione Naddeo, perché “…squadra vincente non si cambia!” Ha fatto cenno poi alle varie iniziative portate avanti dall’attuale Amministrazione nel periodo natalizio, che hanno abbracciato vari settori della cultura: dalla musica all’arte presepiale, al Presepe vivente in località Fondo Casino a Campigliano, alle rappresentazioni teatrali svoltesi in Vignale, San Cipriano e Filetta-Pezzano, ai Mercatini di Natale, al trofeo di calcio San Cipriano. Ma ha anche reso noto quanto fatto per la comunità sanciprianese tutta in merito ad opere pubbliche, preannunciando il tanto atteso finanziamento che permetterà di portare a compimento l’arteria viaria che collegherà Pezzano al Capoluogo.
L’assessore Sonia Alfano, giustamente orgogliosa della sede della Commissione Pari opportunità e di Spazio Donna, con toni entusiastici e, in verità!, contagiosi, ha illustrato le motivazioni che hanno spinto l’Amministrazione a compiere un tale passo: amore per il territorio comunale nella sua interezza, rispetto per le esigenze di quelle categorie di persone che per educazione ricevuta o per propria scelta o per imposizione altrui(…) non hanno l’opportunità di essere ascoltate o di essere suffragate, soprattutto moralmente, nella loro vita di ogni giorno; ed ha concluso sostenendo il concetto che DONNA è sinonimo di forza di volontà, impegno, praticità, fattività e tanto sentimento. VI PARE POCO…?
A questo punto ha preso la parola l’avv. Consuelo Ascolese la quale ha spiegato come il ruolo della Commissione sia di riflessione, propositivo e consultivo. Quest’Organo va visto come un tramite tra i cittadini e le istituzioni, attraverso il confronto e le iniziative prese per misurare il mutamento, anche se lento e graduale, dell’atteggiarsi della società rispetto al principio di NON-DISCRIMINAZIONE tra uomini e donne. E’ una scommessa molto difficile, ma bisogna crederci e non solo collettivamente, perché testimoniare di possedere eguale dignità sociale rispetto agli uomini è diventato un obbiettivo primario della politica di integrazione europea e le donne, con la consueta umiltà e serietà, pongono tutte le loro energie al servizio di questo impegno.
Ha successivamente ringraziato i seguenti membri della Commissione presenti in sala e che si sono prodigati affinché riuscisse con successo la manifestazione” San Cipriano racconta”: il vice presidente Maria Rosaria Paraggio, Isabella Barbiero, Silvana Cappetti, Annetta Procida, Carmela Tisi, Michele Melchiorre ed Alfonso Vicinanza; ed ha ricordato le iniziative portate avanti nell’anno 2010 tese a valorizzare l’artigianato e le tradizioni locali: “chell’ ca sapimm’ fa”, “ San Cipriano crea” ed infine “San Cipriano racconta”.
Intanto alle spalle dei relatori scorrevano le immagini scioccanti ma reali, tenere e costruttive, crudeli e commoventi di un video prodotto da Michele Melchiorre sulla condizione della donna e degli altri soggetti deboli, oggi.
Una connotazione prettamente storica, che ci ha riportato ai tempi di Goffredo di Buglione e della I crociata, è stata invece data dal Gen. Giovanni Napolitano, luogotenente dell’Italia meridionale tirrenica dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ordine riconosciuto e tutelato dalla Santa Sede, al suo intervento sulla presenza delle Dame in un Ordine che fino a pochi anni fa comprendeva solo Cavalieri… Ecco come le occasioni di fare cultura non mancano a San Cipriano!
E San Cipriano ha raccontato poi , attraverso le testimonianze di alcuni suoi cittadini quali Carmela Leone, Giuseppina Ferrara e Simonine La Rocca la sua storia fra tradizioni religiose, aneddoti di piazza e vita vissuta, il tutto condito anche da un pizzico di ilarità quando Maria Rosaria Paraggio e Silvana Cappetti hanno recitato in dialetto napoletano “Giochi natalizi”.
Intanto il sassofono di Luigi Cioffi suonava My Way ed accompagnava il pubblico presente alla degustazione di dolci tipici sanciprianesi offerti dall’Amministrazione Comunale.
Avv. Consuelo Ascolese
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21 gennaio 2011
Noi donne calpestate, non possiamo tacere!
Quando è in corso un'indagine che riguarda un personaggio pubblico, l'immancabile amplificazione mediatica che ne consegue è insidiosissima. Di solito, gli elementi divulgati sono soltanto quelli raccolti dai pubblici ministeri. Si finisce così per attribuire il crisma di verità a tesi parziali.
E l'idea che se ne fa l'opinione pubblica può risultarne alterata. Da avvocato, sento quindi l'obbligo di sottolineare che l'indagine sul premier Silvio Berlusconi non deve fare eccezione: prima di formulare giudizi in merito alla fondatezza delle accuse mossegli dalla Procura, bisogna senza dubbio attendere gli sviluppi processuali. Fatta questa doverosa premessa, voglio però subito precisare che non sono affatto d'accordo con quanti usano questo ragionamento come arma per stroncare ogni tipo di riflessione critica: in questi giorni ho infatti sentito invocare la presunzione di innocenza per mettere a tacere chi contestava non la consumazione di reati ma fatti storici oggettivamente emersi, fatti che nessun processo potrà mai cancellare.
In definitiva, se prima di condannare è necessario aspettare che si faccia chiarezza sulla sussistenza di certi reati, non si può ignorare che non tutto quanto è emerso in questi giorni è "in attesa di giudizio": il contesto oggettivo in cui sarebbero maturate le vicende processuali non ha improvvisamente squarciato un velo e mostrato un profilo imprevisto e del tutto inedito del premier.
Nelle aule di Milano si discuterà se Silvio Berlusconi abbia o meno consumato i reati di prostituzione minorile e di concussione, ma non erano necessarie le vicende sottostanti a queste contestazioni - né una sentenza - per conoscere la sua opinione sulle donne. Un'opinione che, se non ha rilevanza penale, ha tuttavia un'enorme rilevanza politica. Un'opinione da lui stesso espressa in modo inequivocabile con battute, barzellette, colloqui pubblici e privati. Un'opinione già delineatasi attraverso le dichiarazioni di Veronica Lario, quelle più recenti di Barbara Berlusconi (due testimoni molto attendibili), le vicende di Noemi Letizia e Patrizia D'Addario, nonché attraverso la singolare questione di alcune donne prima forse inserite nelle liste delle candidature alle Europee del 2009 e poi da quelle liste sicuramente scomparse. Quello che Silvio Berlusconi sembra maggiormente apprezzare nel genere femminile è l'avvenenza, al punto da far passare in secondo piano requisiti di ben altro spessore (credo sia rimasta impressa nella memoria di tutti la rozzezza della battuta all'onorevole Rosy Bindi); ancora meglio, poi, se a un aspetto fisico di un certo tipo si accompagnano giovane età, accondiscendenza e disponibilità ad abdicare al proprio spirito critico.
Di fronte a tutto ciò, ho sentito obiettare che si tratterebbe di questioni attinenti alla vita privata del premier e che dunque - appunto per questo - dovrebbero riguardare soltanto lui e la sua coscienza.
No, non è così.
Non c'è spazio per sostenerlo: lo stile e la filosofia di vita di un uomo che riveste la carica di presidente del Consiglio non possono non ripercuotersi sulla vita pubblica. Lo dimostra il fatto che Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l'altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità la strada dell'impegno e del sacrificio. E a coloro alle quali è stato chiesto, più o meno esplicitamente, di scegliere tra vita privata e vita pubblica, perché conciliare un figlio con il successo sarebbe stato troppo difficile: con il risultato che hanno rinunciato alla maternità o che ci sono arrivate ben oltre il momento in cui avrebbero voluto.
A ciascuna di loro - nel momento in cui le donne vengono scelte e "premiate" in base non al merito ma a qualcos'altro che con la professionalità, l'impegno, l'intelligenza ha poco o nulla a che fare - è stata riversata addosso l'inutilità del suo sacrificio.
Brucia, questa ferita. Brucia anche perché non sfugge che sono davvero in tanti a sottolineare, forse persino con un pizzico d'invidia, la fortuna e il fascino di un uomo più che maturo circondato da giovanissime più o meno avvenenti che si contendono i suoi favori, pronte a tutto pur di compiacerlo. Anche se, in un paese maschilista come il nostro, la complicità tra uomini turba ma non sorprende.
Ma non si tratta esclusivamente di una ferita inferta alla dignità della donna, c'è di più; mai le battaglie del presidente del Consiglio hanno coinciso con le battaglie delle donne. Basterebbe a tal proposito ricordare che negli elenchi delle priorità di questo governo, che via via vengono snocciolate, figura di tutto - in primis, battaglie contro magistrati "comunisti" - , ma mai, mai, battaglie a favore delle donne. Come se le donne non avessero problemi concreti e indifferibili.
Come si può ipotizzare che le leggi per combattere pm "politicizzati" siano più urgenti di quelle che dovrebbero venire incontro alle necessità di tutte noi?
E allora non copriamo con l'alibi del segreto istruttorio, o con il fragile scudo della privacy, ciò che segreto non è, e nemmeno riservato.
Ma sono le donne che per prime devono farsi forti della loro dignità e della consapevolezza del loro valore - senza distinzione di età, credo politico, provenienza geografica - per esprimere a voce alta lo sdegno che questa mentalità suscita, ne sono sicura, nella stragrande maggioranza di noi.
Se credono, gli uomini continuino pure ad ammirare e a sostenere Silvio Berlusconi; le donne, per favore, no.
credits: Giulia Bongiorno,
E l'idea che se ne fa l'opinione pubblica può risultarne alterata. Da avvocato, sento quindi l'obbligo di sottolineare che l'indagine sul premier Silvio Berlusconi non deve fare eccezione: prima di formulare giudizi in merito alla fondatezza delle accuse mossegli dalla Procura, bisogna senza dubbio attendere gli sviluppi processuali. Fatta questa doverosa premessa, voglio però subito precisare che non sono affatto d'accordo con quanti usano questo ragionamento come arma per stroncare ogni tipo di riflessione critica: in questi giorni ho infatti sentito invocare la presunzione di innocenza per mettere a tacere chi contestava non la consumazione di reati ma fatti storici oggettivamente emersi, fatti che nessun processo potrà mai cancellare.
In definitiva, se prima di condannare è necessario aspettare che si faccia chiarezza sulla sussistenza di certi reati, non si può ignorare che non tutto quanto è emerso in questi giorni è "in attesa di giudizio": il contesto oggettivo in cui sarebbero maturate le vicende processuali non ha improvvisamente squarciato un velo e mostrato un profilo imprevisto e del tutto inedito del premier.
Nelle aule di Milano si discuterà se Silvio Berlusconi abbia o meno consumato i reati di prostituzione minorile e di concussione, ma non erano necessarie le vicende sottostanti a queste contestazioni - né una sentenza - per conoscere la sua opinione sulle donne. Un'opinione che, se non ha rilevanza penale, ha tuttavia un'enorme rilevanza politica. Un'opinione da lui stesso espressa in modo inequivocabile con battute, barzellette, colloqui pubblici e privati. Un'opinione già delineatasi attraverso le dichiarazioni di Veronica Lario, quelle più recenti di Barbara Berlusconi (due testimoni molto attendibili), le vicende di Noemi Letizia e Patrizia D'Addario, nonché attraverso la singolare questione di alcune donne prima forse inserite nelle liste delle candidature alle Europee del 2009 e poi da quelle liste sicuramente scomparse. Quello che Silvio Berlusconi sembra maggiormente apprezzare nel genere femminile è l'avvenenza, al punto da far passare in secondo piano requisiti di ben altro spessore (credo sia rimasta impressa nella memoria di tutti la rozzezza della battuta all'onorevole Rosy Bindi); ancora meglio, poi, se a un aspetto fisico di un certo tipo si accompagnano giovane età, accondiscendenza e disponibilità ad abdicare al proprio spirito critico.
Di fronte a tutto ciò, ho sentito obiettare che si tratterebbe di questioni attinenti alla vita privata del premier e che dunque - appunto per questo - dovrebbero riguardare soltanto lui e la sua coscienza.
No, non è così.
Non c'è spazio per sostenerlo: lo stile e la filosofia di vita di un uomo che riveste la carica di presidente del Consiglio non possono non ripercuotersi sulla vita pubblica. Lo dimostra il fatto che Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l'altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità la strada dell'impegno e del sacrificio. E a coloro alle quali è stato chiesto, più o meno esplicitamente, di scegliere tra vita privata e vita pubblica, perché conciliare un figlio con il successo sarebbe stato troppo difficile: con il risultato che hanno rinunciato alla maternità o che ci sono arrivate ben oltre il momento in cui avrebbero voluto.
A ciascuna di loro - nel momento in cui le donne vengono scelte e "premiate" in base non al merito ma a qualcos'altro che con la professionalità, l'impegno, l'intelligenza ha poco o nulla a che fare - è stata riversata addosso l'inutilità del suo sacrificio.
Brucia, questa ferita. Brucia anche perché non sfugge che sono davvero in tanti a sottolineare, forse persino con un pizzico d'invidia, la fortuna e il fascino di un uomo più che maturo circondato da giovanissime più o meno avvenenti che si contendono i suoi favori, pronte a tutto pur di compiacerlo. Anche se, in un paese maschilista come il nostro, la complicità tra uomini turba ma non sorprende.
Ma non si tratta esclusivamente di una ferita inferta alla dignità della donna, c'è di più; mai le battaglie del presidente del Consiglio hanno coinciso con le battaglie delle donne. Basterebbe a tal proposito ricordare che negli elenchi delle priorità di questo governo, che via via vengono snocciolate, figura di tutto - in primis, battaglie contro magistrati "comunisti" - , ma mai, mai, battaglie a favore delle donne. Come se le donne non avessero problemi concreti e indifferibili.
Come si può ipotizzare che le leggi per combattere pm "politicizzati" siano più urgenti di quelle che dovrebbero venire incontro alle necessità di tutte noi?
E allora non copriamo con l'alibi del segreto istruttorio, o con il fragile scudo della privacy, ciò che segreto non è, e nemmeno riservato.
Ma sono le donne che per prime devono farsi forti della loro dignità e della consapevolezza del loro valore - senza distinzione di età, credo politico, provenienza geografica - per esprimere a voce alta lo sdegno che questa mentalità suscita, ne sono sicura, nella stragrande maggioranza di noi.
Se credono, gli uomini continuino pure ad ammirare e a sostenere Silvio Berlusconi; le donne, per favore, no.
credits: Giulia Bongiorno,
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donne
13 gennaio 2011
Se tutte le donne...
Se tutte le donne andassero a scuola.
Se tutte le donne si laureassero.
Se tutte le donne smettessero di guardare i programmi televisivi dove le donne sono svilite.
Se tutte le donne non comprassero più i prodotti che fanno pubblicità usando il corpo delle donne.
Se tutte le donne imparassero a usare i contraccettivi.
Se tutte le donne denunciassero ogni violenza subita.
Se tutte le donne votassero solo le donne.
Se tutte le donne pretendessero dai mariti una divisione equa dei compiti familiari.
Se tutte le donne lavorassero.
Se tutte le donne che lavorano chiedessero di essere pagate di più.
Se tutte le donne imparassero una lingua straniera.
Se tutte le donne spiegassero alle figlie come funziona il loro corpo.
Se tutte le donne insegnassero ai figli come si stira una camicia.
Se tutte le donne imparassero a usare il computer.
Se tutte le donne aiutassero le altre donne.
Se tutte le donne si organizzassero.
Se tutte le donne facessero sentire la loro voce.
Se tutte le donne sapessero il potere che hanno...
Se tutte le donne si laureassero.
Se tutte le donne smettessero di guardare i programmi televisivi dove le donne sono svilite.
Se tutte le donne non comprassero più i prodotti che fanno pubblicità usando il corpo delle donne.
Se tutte le donne imparassero a usare i contraccettivi.
Se tutte le donne denunciassero ogni violenza subita.
Se tutte le donne votassero solo le donne.
Se tutte le donne pretendessero dai mariti una divisione equa dei compiti familiari.
Se tutte le donne lavorassero.
Se tutte le donne che lavorano chiedessero di essere pagate di più.
Se tutte le donne imparassero una lingua straniera.
Se tutte le donne spiegassero alle figlie come funziona il loro corpo.
Se tutte le donne insegnassero ai figli come si stira una camicia.
Se tutte le donne imparassero a usare il computer.
Se tutte le donne aiutassero le altre donne.
Se tutte le donne si organizzassero.
Se tutte le donne facessero sentire la loro voce.
Se tutte le donne sapessero il potere che hanno...
credits: Monica Capo
7 gennaio 2011
INAUGURAZIONE SPAZIO DONNA CENTRO ASCOLTO Sede Commissione PARI OPPORTUNITA’
Con l’istituzione di questo Centro, si intende dare forma organica ai servizi sociali e culturali, creando una “struttura-servizio” sempre attiva e capace di “ascoltare” i problemi e captare le esigenze di determinate fasce della popolazione, in particolare di quelle “disagiate”. Il Centro Ascolto, sede anche della Commissione Comunale per le Pari Opportunità, offrirà Colloqui di orientamento e sostegno (orientamento e sostegno psicologico ed educativo a ragazzi ed adulti), Accompagnamento educativo, Consigli (sulle difficoltà che si incontrano a scuola, nelle relazioni in famiglia, nell’uso di sostanze, nella sessualità), Informazioni (sui servizi e realtà pubbliche e private del quartiere), Orientamento (scolastico e lavorativo in rete con altre realtà territoriali) a titolo completamente gratuito. La pratica dell’ “ascolto” costituisce il primo momento di incontro tra cittadini e pubblica amministrazione, affinchè i servizi che quest’ultima è chiamata ad erogare siano sempre più pertinenti, efficienti e funzionali.Contatta la commissione: "QUI"
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San Cipriano Picentino
4 gennaio 2011
Finta violenza su una ragazza per strada per denunciare l'indifferenza dei passanti.
Spagna, un gruppo di studenti di comunicazione organizza una finta violenza su una donna nel pieno centro di La Coruna con due attori per osservare la reazione dei cittadini: i passanti fanno finta di non vedere.
credits: REPUBBLICA
credits: REPUBBLICA
25 novembre 2010
25 Novembre: Giornata Internazionale contro la violenza sulle le donne.
Nel mondo:

credits: Postato da Francesca Terzoni alle (Un grazie speciale a Caterina Santachiara)
- 135 milioni - le donne e le bambine che hanno subito mutilazioni genitali
- 2 milioni - le bambine che ogni anno subiscono mutilazioni genitali
- 91 - le donne che ogni anno in Francia muoiono assassinate dal proprio marito o compagno
- 80 - l’80% dei rifugiati e sfollati presenti nel mondo è rappresentato da donne sole o con i propri figli, che sono soggette ad ogni genere di mol
estia dai combattenti sia durante il percorso verso il campo profughi, sia nel campo stesso - 1- Il femminicidio è la prima causa di morte delle donne in Europa e nel Mondo
- 1 su 3 - una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, in Italia è stata vittima della violenza di un uomo
- 29 - 29 le donne uccise in Italia dal partner o dall’ex-partner tra ottobre e novembre 2010
- 46% - la percentuale delle donne che in Italia si rivolgono ai servizi e ai centri antiviolenza in Italia
- 96% - la percentuale delle donne che in Italia subiscono violenza senza denunciare i fatti per paura di ritorsioni
- 91 - 91% la percentuale degli stupri non denunciati in Italia
- 8 su 10 - in Italia 8 su 10 donne malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni tra le mura domestiche
- 70% - il numero dei casi in cui a ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner stesso e in questi casi il reato è reiterato
- 24,8% - le violenze fatte da sconosciuti
- 75,2%- i casi di violenza in Italia in cui l'aggressore è un famigliare o un conoscente
- 1 milione e 400 mila - le donne che in Italia hanno subito uno stupro prima dei 16 anni
- 6.743.000 - le donne vittime di violenza fisica o sessuale in Italia (1 su 3 circa)
- 1 milione e 100 mila - le donne in Italia vittime di stalking, cioè di atti persecutori
- 1522 - il numero verde per chi è testimone o soggetto di violenza
- medio-alti - i titoli di studio della maggior parte delle donne maltrattate
- medio - il reddito della maggior parte degli aggressori di donne che hanno subito violenza
- 7,4% - le donne italiane che a pari livello guadagno il 17,4% in meno dei maschi
- dal 10% al 24% - l'incremento medio del tasso di profitto tasso di aziende o società con un amministratore donna o una maggioranza di donne in consiglio di amministrazione
- 98% - il numero delle donne a cui piace lavorare
- 70% - il numero delle donne che dichiarano di faticare a conciliare famiglia e lavoro
- 34,8% - la percentuale di donne che in Lombardia tra i 16 e i 70 anni è stata vittima di almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita
- 3072 - le donne maltrattate prese in carico dai centri antiviolenza lombardi nel 2009
- 2266 - le donne italiane maltrattate prese in carico dai centri antiviolenza lombardi nel 2009
- 813 - le donne straniere prese in carico dai centri antiviolenza lombardi nel 2009
- 93% - i casi di violenza che in Lombardia non sono state denunciati per paura di ritorsioni e senso di umiliazione
- 70% - la percentuale di medici obiettori in Lombardia
- il 63,9% delle donne separate o divorziate ha subito violenze
- il 68,3% delle violenze avviene in casa
- l’autore del maltrattamento è il marito nel 75,1% dei casi
- nell’84,7% dei casi la nazionalità del molestatore è italiana
- il 47,7% dei molestatori ha un reddito medio, il 22,9% alto, il 17,3% basso
- il 77% delle violenze riportate sono fisiche, il 67% psicologiche
- il 21% delle donne dichiara di subire anche violenza economica
- il 60% delle donne che si rivolgono alle associazioni per la tutela delle donne maltrattate sono italiane
credits: Postato da Francesca Terzoni alle (Un grazie speciale a Caterina Santachiara)
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