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23 luglio 2011

Tagli, donne senza assistenza, chiudono i centri anti-violenza.

 L'Italia è un Paese per donne? Pare proprio di no. La conferma arriva oggi dopo un anno di richieste, reclami e proteste: uno dopo l'altro chiudono i battenti i Centri Antiviolenza sparsi su tutto il territorio nazionale, soffocati dai debiti per i tagli e per l'assenza di finanziamenti già stanziati, senza alcun intervento da parte delle istituzioni per salvare le strutture esistenti, che da anni sostengono donne e minori in difficoltà.

Le voci dal territorio. Soprattutto per quanto riguarda le risorse impegnate per l'assistenza sul territorio delle donne vittime di violenze. Che fine hanno fatto i milioni di euro previsti dalla precedente finanziaria e destinati al Piano Nazionale contro la violenza di genere? Risponde Alessandra Bagnara, presidente di D. i. Re, 1 Donne in rete contro la violenza Onlus, associazione che raccoglie in un unico progetto 58 associazione di donne che affrontano il tema della violenza maschile secondo l'ottica della differenza di genere. La presidente la domanda l'ha posta direttamente alla ministra Carfagna, con una lettera a lei indirizzata. "Il denaro - spiega - doveva essere redistribuito sul territorio nazionale e gestito dal ministero". Peccato che poi questi soldi si siano persi per strada.

Dove sono finiti quei soldi? Prova a rispondere Simona Lanzoni, Responsabile Progetti per la Fondazione Pangea Onlus 2, che conferma: "I soldi erano stati stanziati dal governo Prodi. Poi, la Carfagna, su suggerimento di Tremonti, li ha spostati. Dove non si sa. L'unica cosa certa è che tre di quei 18 milioni sono finiti sull'edilizia, a favore della ricostruzione de l'Aquila".

La replica del ministro Carfagna. Uno stato di cose che viene però smentito dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, la quale afferma: "Non soltanto il governo in generale e il ministero per le Pari Opportunità in particolare non sottovalutano il lavoro prezioso dei Centri Antiviolenza, ma lo ritengono così importante da avere redatto, per la prima volta, un Piano nazionale contro la violenza 3 di genere e lo stalking. Un documento che, concertato assieme agli operatori, nasce per finanziare e implementare i centri già attivi e realizzarne di nuovi per avere finalmente una copertura omogenea dei servizi sul territorio nazionale. Le risorse a disposizione per finanziare il Piano - si legge ancora nella nota del ministero - ammontano a 20 milioni di euro, hanno resistito a tutti i tentativi di taglio, dovuti al momento di crisi economica e non sono affatto sparite, ma disponibili e dedicate a questa specifica finalità presso la Presidenza del Consiglio. Saranno convogliate alle strutture, come è sempre accaduto, attraverso bandi specifici nel giro di poche settimane".

La replica della Fondazione Pangea. Simona Lanzoni, della Fondazione Pangea, 4 che fa parte della Piattaforma Trent'anni Cedaw Lavori in Corsa 5, risponde: "Siamo soddisfatte delle dichiarazioni di Mara Carfagna, tuttavia vorremmo sapere cosa intende il ministro quando parla di 'poche settimane', così come vorremmo conoscere quanto conterà l'esperienza trentennale maturata dai Centri Antiviolenza, che finora hanno funzionato. Soprattutto - ha aggiunto la portavoce delle organizzazioni - sarebbe utile conoscere quali saranno i criteri di scelta di chi dovrà gestire le strutture di accoglienza e assistenza delle donne. Infine, vorremmo anche sapere se il bando sarà nazionale o se sarà suddiviso regione per regione, perché in questo secondo caso s'intravede  il rischio di una disomogeneità di scelte da parte delle singole amministrazioni regionali, che finirebbero per utilizzare le risorse, ognuna a modo suo". In ogni caso, Pangea e Cedaw Lavori in Corsa osserveranno gli sviluppi della situazione, alla luce delle dichiarazioni del ministro Carfagna".

Intanto lo scenario appare così. I centri antiviolenza sono al verde, costretti a ridurre o chiudere le proprie attività. Su 58 affiliati, la D. i. Re ne conta oltre 40 in difficoltà. Quelle più a rischio sono le case rifugio, dove si nascondono le donne in pericolo di vita. Il ministero ha fatto piazza pulita. "A Viterbo il centro Erinna si è visto revocare il suo mandato, rinnovato per tre anni nel 2009, un anno prima della sua conclusione, febbraio 2012, dal presidente della provincia Marcello Meroi, che - pur avendo verificato di persona le condizioni del centro - ha fatto sapere che sarà indetto un bando per permettere anche a altre organizzazioni di partecipare, senza però preoccuparsi né di far concludere il lavoro al servizio già presente sul territorio e senza preoccuparsi del buco che l'utenza avrà nel periodo di transizione, che vedrà spazzato via anni di lavoro e di esperienza sul campo".

Le città più colpite. "A Messina - spiega la Bagnara - le feste e le sottoscrizioni non bastano più a colmare un sistema in cui gli enti locali sono ormai bloccati e non finanziano più niente a nessuno, e dove le donne violentate e maltrattate vengono considerate secondarie rispetto a altri problemi presenti nel territorio". Poi c'è Belluno "dove non esiste una legge per i centri antiviolenza e dove anche la casa rifugio è stata chiusa e dove i progetti per i bambini vengono finanziati da privati". Catania, "dove ormai si vive alla giornata, in quanto gli enti locali fanno finta di non riconoscere il problema, e dove già nel 2007 è stata chiusa la casa rifugio". Roma, "dove il centro Lisa non ha più i soldi per pagare l'affitto ed è sotto sfratto perché l'Ater non riconosce lo scopo sociale della Onlus e quindi non dà la possibilità di riduzione del canone malgrado la tipologia di lavoro che viene svolto. Gorizia, "dove i finanziamenti sono stati drasticamente tagliati" e, infine, anche Cosenza, "dove l'anno scorso è già stata chiusa la casa rifugio e dove si attende l'esito del bando regionale che è stato presentato dopo un periodo di assenza totale di qualsiasi sostegno pubblico".

Tra moglie e marito non mettere il dito. Il nodo è nel familismo. "Il governo attuale ha inaugurato una politica volta alla mediazione all'interno della famiglia. Si spinge - spiega Lanzoni - affinché le donne vittime di violenza restino in casa, risolvano i problemi assieme all'uomo. Ma, a quanto pare, non leggono nemmeno le statistiche 6. Una politica così è fallimentare". Non solo. "Il governo non riconosce più la differenza tra la violenza sulle donne e quella sugli esseri umani in generale. La tendenza - continua la Lanzoni - è ad annullare l'approccio di genere. Vorrebbero parlare di diritti umani in generale, ma non capiscono che il problema femminile è specifico".

Il problema è politico dunque. Quei 18 milioni sarebbero dovuti servire per implementare gli sportelli già esistenti e costruirne di nuovi nelle Regioni dove ancora mancano strutture di accoglienza per le donne in difficoltà. In Molise, per esempio. Anche in questo caso, si era parlato di progetti, di aprire bandi e destinare parte delle somme a scopi specifici. E invece, "il Governo e gli enti locali italiani continuano a tagliare fondi su un problema che non è né individuale né di sicurezza ma collettivo e di informazione, e su cui lo stesso Parlamento Europeo ha dato chiare direttive sul sostegno degli Stati Membri alle Ong che gestiscono i centri antiviolenza attivi sul territorio".

Servono risorse. Sì, ma quante? "Dipende dalle dimensioni del Centro, ma per Latina, un piccolo centro rispetto ad altri, direi quasi 200mila euro l'anno". Il ragionamento però può essere ribaltato. Quanto costa allo Stato non intervenire? "Le donne che cercano assistenza  -  riprende la Lanzoni - sono spesso pagate in nero, non hanno reddito ma figli a carico. Insomma, sono persone legate all'assistenza a tutto tondo, ai servizi sociali, alle Asl. Il che pesa sul budget statale. Se invece dessero spazio ai centri e agli operatori, parte del lavoro potremmo accollarlo noi. Così anche le spese statali si ridurrebbero".

Manca il riconoscimento. Invece, oltre ai quattrini, manca il riconoscimento. "Non riconoscono il lavoro degli operatori dei centri anti-violenza. Il governo tende a spostare i compiti dai nostri centri agli istituti di suore. Niente di male, ma qui noi lavoriamo per una causa. Almeno, chiude la Lanzoni, ci facciano sapere se hanno un piano per il futuro".

credits: GIULIA CERINO

4 gennaio 2011

Finta violenza su una ragazza per strada per denunciare l'indifferenza dei passanti.

Spagna, un gruppo di studenti di comunicazione organizza una finta violenza su una donna nel pieno centro di La Coruna con due attori per osservare la reazione dei cittadini: i passanti fanno finta di non vedere.


credits: REPUBBLICA

25 novembre 2010

25 Novembre: Giornata Internazionale contro la violenza sulle le donne.

Nel mondo:
  • 135 milioni - le donne e le bambine che hanno subito mutilazioni genitali
  • 2 milioni - le bambine che ogni anno subiscono mutilazioni genitali
  • 91 - le donne che ogni anno in Francia muoiono assassinate dal proprio marito o compagno
  • 80 - l’80% dei rifugiati e sfollati presenti nel mondo è rappresentato da donne sole o con i propri figli, che sono soggette ad ogni genere di mol
    estia dai combattenti sia durante il percorso verso il campo profughi, sia nel campo stesso
  • 1- Il femminicidio è la prima causa di morte delle donne in Europa e nel Mondo
In Italia:
  • 1 su 3 - una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, in Italia è stata vittima della violenza di un uomo
  • 29 - 29 le donne uccise in Italia dal partner o dall’ex-partner tra ottobre e novembre 2010
  • 46% - la percentuale delle donne che in Italia si rivolgono ai servizi e ai centri antiviolenza in Italia
  • 96% - la percentuale delle donne che in Italia subiscono violenza senza denunciare i fatti per paura di ritorsioni
  • 91 - 91% la percentuale degli stupri non denunciati in Italia
  • 8 su 10 - in Italia 8 su 10 donne malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni tra le mura domestiche
  • 70% - il numero dei casi in cui a ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner stesso e in questi casi il reato è reiterato
  • 24,8% - le violenze fatte da sconosciuti
  • 75,2%- i casi di violenza in Italia in cui l'aggressore è un famigliare o un conoscente
  • 1 milione e 400 mila - le donne che in Italia hanno subito uno stupro prima dei 16 anni
  • 6.743.000 - le donne vittime di violenza fisica o sessuale in Italia (1 su 3 circa)
  • 1 milione e 100 mila - le donne in Italia vittime di stalking, cioè di atti persecutori
  • 1522 - il numero verde per chi è testimone o soggetto di violenza
  • medio-alti - i titoli di studio della maggior parte delle donne maltrattate
  • medio - il reddito della maggior parte degli aggressori di donne che hanno subito violenza
  • 7,4% - le donne italiane che a pari livello guadagno il 17,4% in meno dei maschi
  • dal 10% al 24% - l'incremento medio del tasso di profitto tasso di aziende o società con un amministratore donna o una maggioranza di donne in consiglio di amministrazione
  • 98% - il numero delle donne a cui piace lavorare
  • 70% - il numero delle donne che dichiarano di faticare a conciliare famiglia e lavoro
In Lombardia:
  • 34,8% - la percentuale di donne che in Lombardia tra i 16 e i 70 anni è stata vittima di almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita
  • 3072 - le donne maltrattate prese in carico dai centri antiviolenza lombardi nel 2009
  • 2266 - le donne italiane maltrattate prese in carico dai centri antiviolenza lombardi nel 2009
  • 813 - le donne straniere prese in carico dai centri antiviolenza lombardi nel 2009
  • 93% - i casi di violenza che in Lombardia non sono state denunciati per paura di ritorsioni e senso di umiliazione
  • 70% - la percentuale di medici obiettori in Lombardia
A Milano:
  • il 63,9% delle donne separate o divorziate ha subito violenze
  • il 68,3% delle violenze avviene in casa
  • l’autore del maltrattamento è il marito nel 75,1% dei casi
  • nell’84,7% dei casi la nazionalità del molestatore è italiana
  • il 47,7% dei molestatori ha un reddito medio, il 22,9% alto, il 17,3% basso
  • il 77% delle violenze riportate sono fisiche, il 67% psicologiche
  • il 21% delle donne dichiara di subire anche violenza economica
  • il 60% delle donne che si rivolgono alle associazioni per la tutela delle donne maltrattate sono italiane
Fonti: Indagine Istat "Sicurezza delle donne", 2006; Ricerca "La violenza sulle donne" svolta dall'Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia - Consiglio Regionale della Lombardia, Marzo 2009



credits: (Un grazie speciale a Caterina Santachiara)